Sono le 10:15 e la giornata sembra già piena.
Hai aperto il computer con un programma abbastanza chiaro, ma nel frattempo sono arrivate alcune email urgenti, due messaggi in chat, una riunione è stata anticipata e qualcuno ti ha chiesto «solo cinque minuti» per una cosa che probabilmente ne richiederà trenta. Stai cercando di completare un’attività mentre controlli contemporaneamente posta elettronica, calendario e notifiche.
A fine giornata potresti aver trascorso otto ore quasi interamente seduto. Eppure sentirti esausto.
Lo stress in ufficio raramente dipende da un singolo episodio. Più spesso nasce dalla somma di richieste, interruzioni, responsabilità, scadenze e piccoli stati di allerta che si accumulano durante la giornata.
Una certa pressione fa parte della vita lavorativa e può perfino accompagnare momenti stimolanti. Il problema emerge quando le richieste rimangono elevate mentre autonomia, risorse e possibilità di recupero diventano insufficienti.
EU-OSHA descrive infatti lo stress lavorativo come una situazione nella quale le richieste complessive del lavoro risultano eccessive rispetto alla capacità di farvi fronte. Tra i principali rischi psicosociali individua carichi eccessivi, richieste contrastanti, mancanza di chiarezza del ruolo, scarso controllo sul proprio lavoro, cattiva comunicazione e insufficiente supporto.
Questo cambia anche il modo in cui dovremmo affrontare il problema.
Gestire meglio email, pause e priorità può aiutare. Ma non sempre la soluzione consiste nell’imparare a sopportare meglio una situazione insostenibile.


Cos’è davvero lo stress lavorativo
Lo stress è una risposta dell’organismo alle richieste che percepiamo come impegnative.
Non è quindi automaticamente una malattia e nemmeno qualcosa che debba essere eliminato completamente.
Una scadenza importante, una presentazione davanti a molte persone o una giornata particolarmente intensa possono aumentare temporaneamente l’attivazione fisica e mentale. Una volta terminato l’evento, però, dovrebbe esserci la possibilità di recuperare.
La differenza importante è proprio questa: pressione e recupero devono alternarsi.
Quando invece una richiesta viene immediatamente sostituita dalla successiva, le giornate rimangono costantemente dense e la sensazione di non riuscire a recuperare continua anche dopo il lavoro, lo stress può assumere una dimensione più problematica.
INAIL ricorda inoltre che lo stress lavoro-correlato può interessare qualsiasi lavoratore e può dipendere da diversi aspetti connessi all’organizzazione e all’ambiente di lavoro. In Italia non è quindi considerato semplicemente un problema personale: il D.Lgs. 81/2008 impone al datore di lavoro di valutarne e gestirne il rischio nell’ambito della salute e sicurezza. (fonte Inail.it)
Questa distinzione è fondamentale.
Due persone possono reagire diversamente allo stesso ambiente, ma questo non significa che l’organizzazione del lavoro sia irrilevante.
Perché l’ufficio può diventare una fonte continua di stress
Quando si pensa allo stress lavorativo vengono subito in mente scadenze e carichi di lavoro.
Sono certamente importanti, ma l’ambiente di lavoro contemporaneo aggiunge molte altre fonti di pressione.
Carico di lavoro e scadenze
Avere molto da fare non significa necessariamente essere stressati.
Il problema aumenta quando quantità, tempi e risorse non sono compatibili tra loro.
Puoi avere dieci attività da svolgere senza sentirti particolarmente sotto pressione se sai quali vengono prima, hai il tempo necessario e puoi organizzarti. Le stesse dieci attività diventano molto più pesanti quando sono tutte considerate urgenti.
La continua sensazione di essere in ritardo mantiene la mente concentrata non soltanto su ciò che stai facendo, ma anche su tutto ciò che non stai facendo.
Interruzioni continue
Una telefonata. Una notifica. Una domanda di un collega. Una nuova email.
Singolarmente sembrano eventi irrilevanti. Sommati per diverse ore possono rendere difficile mantenere l’attenzione su un’attività complessa.
Il problema non è soltanto il tempo dell’interruzione. Ogni volta devi abbandonare un contesto mentale e ricostruirne un altro.
Per questo una giornata frammentata può risultare stancante anche quando non contiene nessun episodio particolarmente difficile.
Multitasking
Lavorare contemporaneamente su più attività viene spesso considerato una capacità professionale.
Nella pratica, molte forme di multitasking consistono in realtà in un rapido passaggio da un compito all’altro.
Documento, email, chat, telefonata, documento.
Il cervello deve continuamente aggiornare ciò che merita attenzione. Quando questo switching diventa la modalità normale di lavoro, aumenta il carico cognitivo e può accentuare la sensazione di avere troppe cose aperte contemporaneamente.
Riunioni e agenda piena
Cinque ore di riunioni non equivalgono a cinque ore nelle quali il resto del lavoro scompare.
Spesso significa semplicemente che il lavoro operativo viene spostato prima, dopo o negli spazi rimasti tra una call e l’altra.
Una delle conseguenze più comuni è arrivare alla sera avendo partecipato a molte conversazioni ma dovendo ancora svolgere le attività che richiedono concentrazione.
Scarsa autonomia
Poter decidere almeno in parte come organizzare il proprio lavoro rappresenta una risorsa importante.
Al contrario, controllo eccessivo, micromanagement o impossibilità di intervenire sulle proprie priorità possono aumentare la pressione.
EU-OSHA include infatti tra i rischi psicosociali la scarsa partecipazione alle decisioni e la ridotta influenza sulle modalità con cui il lavoro viene svolto. EU-OSHA
Ambiguità del ruolo
È difficile lavorare serenamente quando non è chiaro cosa ci si aspetta da noi.
Succede quando responsabilità e priorità cambiano continuamente, quando due responsabili chiedono cose differenti oppure quando nessuno decide quale attività debba avere la precedenza.
Lo stress non deriva quindi soltanto dalla quantità di lavoro, ma anche dall’incertezza.
Rapporti difficili
Conflitti, mancanza di supporto, comunicazione aggressiva o poco chiara possono trasformare anche attività gestibili in fonti di tensione.
L’ambiente sociale non è un dettaglio del lavoro: è parte dell’ambiente di lavoro.
Rumore e open space
Conversazioni vicine, telefonate, passaggi continui e assenza di spazi per concentrarsi possono aumentare il numero delle interruzioni involontarie.
Non tutti reagiscono allo stesso modo, ma per attività che richiedono attenzione un ambiente continuamente stimolante può rendere la giornata più faticosa.
Sedentarietà e assenza di pause
Il lavoro d’ufficio aggiunge anche una componente fisica.
INAIL evidenzia che l’utilizzo prolungato del videoterminale può comportare postura statica, concentrazione continuativa sullo schermo e affaticamento mentale, oltre a problematiche legate all’ambiente e alla postazione. Inail.it
Otto ore seduti non sono soltanto otto ore senza movimento. Possono diventare anche otto ore senza veri momenti di discontinuità.
Iperconnessione
Infine c’è il lavoro che continua oltre l’ufficio.
Smartphone, chat e piattaforme collaborative permettono di lavorare praticamente ovunque. È un enorme vantaggio quando aumenta la flessibilità.
Diventa un problema quando crea l’aspettativa di essere sempre raggiungibili.
EU-OSHA segnala proprio tra i possibili effetti della digitalizzazione l’intensificazione del lavoro, l’“always-on culture” e la progressiva sovrapposizione fra vita professionale e privata. OSHwiki
I segnali che indicano che lo stress sta diventando troppo
Non esiste un singolo sintomo che dimostri di essere “troppo stressati”.
Molti segnali associati allo stress sono aspecifici e possono dipendere da condizioni completamente differenti.
Quello che può essere utile osservare è piuttosto la persistenza e la combinazione dei cambiamenti rispetto al proprio stato abituale.
Segnali fisici
Possono comparire, per esempio:
- tensione muscolare;
- mal di testa;
- stanchezza persistente;
- disturbi gastrointestinali;
- difficoltà ad addormentarsi o sonno poco ristoratore;
- sensazione di agitazione fisica;
- aumento della percezione di affaticamento.
Segnali cognitivi
Lo stress prolungato può accompagnarsi anche a:
- difficoltà di concentrazione;
- maggiore facilità nel distrarsi;
- sensazione di avere continuamente troppi pensieri;
- difficoltà a prendere decisioni;
- maggiore frequenza di piccoli errori;
- difficoltà a “spegnere” mentalmente il lavoro.
Un segnale comune è uscire dall’ufficio continuando mentalmente la giornata: ripensare a email, problemi, conversazioni o compiti ancora aperti.
Segnali emotivi
Possono comparire:
- irritabilità;
- impazienza;
- sensazione di essere costantemente sotto pressione;
- maggiore sensibilità agli imprevisti;
- difficoltà a rilassarsi;
- minore interesse verso attività lavorative che normalmente coinvolgono.
Segnali comportamentali
Lo stress può modificare anche ciò che facciamo.
Per esempio:
- saltare sistematicamente le pause;
- lavorare sempre più spesso oltre l’orario;
- controllare email e chat in continuazione;
- isolarsi maggiormente;
- procrastinare attività percepite come troppo impegnative;
- aumentare il consumo di caffeina, alcol o altre sostanze;
- ridurre progressivamente attività fisica, socialità o tempo libero.
Un singolo episodio non permette di trarre conclusioni. Una settimana particolarmente difficile può semplicemente essere una settimana particolarmente difficile.
La questione cambia quando la situazione diventa la normalità.
Come gestire lo stress durante una normale giornata in ufficio
Non esiste una tecnica capace di compensare qualsiasi condizione di lavoro.
Esistono però alcune modifiche che possono ridurre una parte dello stress quotidiano, soprattutto quello generato dalla frammentazione e dalla sensazione di non avere controllo sulla giornata.
1. Trasforma l’elenco delle attività in priorità reali
Una lista di quindici cose da fare non stabilisce una priorità.
Stabilisce soltanto quindici richieste contemporanee.
All’inizio della giornata prova invece a identificare:
che cosa deve realmente essere completato oggi?
Una o due attività centrali possono diventare il riferimento attorno al quale organizzare il resto.
Quando arriva una nuova urgenza, la domanda cambia:
Questa richiesta si aggiunge a tutto il resto oppure sostituisce una delle priorità già concordate?
È una differenza piccola ma importante.
Riduce l’idea implicita che qualsiasi nuova richiesta debba semplicemente essere assorbita.
2. Proteggi almeno qualche spazio di concentrazione
Non serve trasformare ogni giornata in una successione perfetta di blocchi di “deep work”.
In molti lavori sarebbe impossibile.
Può però essere realistico individuare uno o due momenti nei quali ridurre almeno le interruzioni non necessarie.
Per esempio:
- 45 minuti per preparare un documento;
- un’ora per un’attività complessa;
- 30 minuti per analizzare dati senza chat in primo piano.
Non significa diventare irraggiungibili.
Significa decidere che non tutte le comunicazioni devono interrompere immediatamente ciò che stiamo facendo.
3. Non usare la posta elettronica come un sistema di allarme
Se ogni email produce una notifica, qualunque mittente può decidere in ogni momento su cosa dovrai concentrare l’attenzione.
Per alcune mansioni questo livello di reattività è necessario. Per moltissime altre no.
Una possibile soluzione è mantenere aperti i canali realmente urgenti e controllare periodicamente quelli asincroni.
Anche solo togliere l’anteprima del messaggio dal desktop può ridurre la tentazione di abbandonare immediatamente il compito in corso.
4. Lascia spazio agli imprevisti
Un’agenda occupata al 100% presuppone una giornata senza imprevisti.
Quante giornate lavorative sono realmente così?
Pianificare ogni minuto significa trasformare qualsiasi richiesta aggiuntiva in un ritardo.
Lasciare deliberatamente alcuni spazi vuoti consente invece di assorbire meglio telefonate, richieste e attività inattese.
Non è tempo sprecato.
È capacità disponibile.
5. Riduci le riunioni che non richiedono una riunione
Non tutte le informazioni devono essere comunicate attraverso trenta minuti di call.
Una riunione ha senso soprattutto quando serve confronto, decisione o coordinamento.
Quando invece si limita a trasferire informazioni, un messaggio scritto può essere più efficiente e lasciare a ciascuno maggiore controllo sul proprio tempo.
Per manager e responsabili questo è particolarmente importante: la riunione che occupa mezz’ora a cinque persone consuma complessivamente due ore e mezza di tempo lavorativo.
6. Usa il corpo per interrompere la tensione
Quando senti crescere l’agitazione non devi necessariamente iniziare una lunga pratica di rilassamento.
A volte il primo intervento può essere molto più semplice:
ALZARTI!
Cambiare stanza, bere dell’acqua, fare qualche passo o trascorrere un minuto lontano dallo schermo crea una separazione fisica dal flusso di richieste.
Anche una respirazione più lenta può essere utilizzata come breve strumento di regolazione, ma non va trasformata nella risposta universale allo stress.
Se la causa sono quindici attività incompatibili con il tempo disponibile, respirare lentamente non risolve il problema organizzativo.
Il ruolo delle micro-pause
Una delle convinzioni più resistenti nel lavoro d’ufficio è che interrompere il lavoro significhi necessariamente produrre meno.
La ricerca sulle micro-pause suggerisce un quadro più interessante.
Una meta-analisi pubblicata nel 2022, che ha riunito 22 campioni indipendenti per complessivi 2.335 partecipanti, ha rilevato piccoli ma significativi effetti positivi delle micro-pause sull’aumento del vigore e sulla riduzione della fatica. L’effetto complessivo sulla performance non risultava invece statisticamente significativo; per attività cognitivamente molto impegnative potrebbero servire pause più lunghe.(fonte PubMed )
In altre parole: una pausa non è automaticamente uno strumento per “produrre di più”.
È prima di tutto uno strumento di recupero.
Cosa puoi fare in un minuto
Alzarti dalla sedia.
Guardare fuori dalla finestra.
Bere dell’acqua.
Fare qualche passo.
Distogliere volontariamente l’attenzione dal compito.
In tre minuti
Camminare lungo il corridoio.
Raggiungere personalmente un collega.
Fare qualche semplice movimento per spalle e schiena.
Uscire sul balcone o davanti all’edificio, se possibile.
In cinque minuti
Fare un breve giro all’esterno.
Preparare una bevanda senza portare con te il telefono.
Camminare mentre organizzi mentalmente il prossimo compito.
In dieci minuti
Allontanarti realmente dalla postazione.
Muovere il corpo.
Prendere aria all’esterno.
Parlare con qualcuno di qualcosa che non riguardi necessariamente il lavoro.
Il punto non è trasformare anche la pausa in una prestazione.
Una pausa non deve diventare un’altra cosa da “fare bene”.
Deve interrompere, almeno per qualche minuto, la richiesta che stava consumando attenzione.
Movimento e stress: perché alzarsi dalla scrivania conta
Il movimento non dovrebbe essere considerato esclusivamente come qualcosa da fare prima o dopo il lavoro.
Una giornata può contenere contemporaneamente un allenamento serale e otto ore quasi ininterrotte di sedentarietà.
Le linee guida dell’OMS raccomandano agli adulti di limitare il tempo trascorso in comportamenti sedentari e di sostituirne una parte con attività fisica, anche di intensità leggera. (fonte Organizzazione Mondiale della Sanità)
In ufficio questo non richiede necessariamente attrezzature o programmi particolari.
Può significare:
- fare una telefonata camminando;
- andare personalmente da un collega;
- utilizzare le scale quando possibile;
- alzarsi mentre si legge qualcosa che non richiede la tastiera;
- andare a prendere l’acqua più volte anziché tenere tutto sulla scrivania;
- trascorrere parte della pausa pranzo camminando;
- alternare periodicamente postura seduta e movimento.
Sono comportamenti piccoli.
Proprio per questo hanno maggiori possibilità di diventare parte della giornata!
Stress digitale: quando il problema arriva dallo schermo
Il computer non è soltanto uno strumento di lavoro…
È contemporaneamente agenda, telefono, archivio, sala riunioni, posta, chat, calendario, sistema di notifiche e luogo nel quale spesso vengono misurate le attività.
Questa concentrazione rende possibile lavorare in modo estremamente efficiente.
Ma crea anche una situazione nuova: lo stesso dispositivo attraverso il quale proviamo a concentrarci contiene continuamente qualcosa che può interromperci.
EU-OSHA evidenzia come le tecnologie digitali possano aumentare flessibilità e autonomia, ma anche contribuire a carichi più intensi, connessione costante e difficoltà nel mantenere confini chiari tra lavoro e vita privata. (fonte Siti di Lavoro Sani)
La soluzione non è necessariamente spegnere tutto.
Per molte professioni sarebbe poco realistico.
Puoi però creare una gerarchia.
Canale urgente: telefonata o strumento aziendale specifico.
Canale importante ma asincrono: email.
Canale informativo: gruppi, notifiche generiche, aggiornamenti.
Se tutti i canali hanno lo stesso livello di urgenza, il risultato è che tutto sembra urgente!
Un altro intervento semplice riguarda la chiusura della giornata.
Terminare il lavoro lasciando aperte email, chat e attività sullo schermo può mantenere una sensazione mentale di incompiutezza.
Cinque minuti per registrare cosa è stato fatto, cosa rimane e da dove ripartire domani possono creare un confine più netto.
Cosa fare quando il problema non sei tu, ma l’organizzazione del lavoro
Questa è probabilmente la parte più importante dell’intero articolo.
Esiste una narrazione molto diffusa secondo cui una persona stressata dovrebbe imparare a:
- organizzarsi meglio;
- meditare;
- gestire le emozioni;
- fare più sport;
- essere più resiliente.
Tutte queste strategie possono avere un ruolo.
Ma diventano problematiche quando trasformano un rischio organizzativo in una responsabilità esclusivamente individuale.
L’OMS raccomanda esplicitamente di intervenire sui rischi psicosociali attraverso interventi organizzativi che modifichino le condizioni e l’ambiente di lavoro, non soltanto attraverso interventi rivolti al singolo lavoratore. (fonte Organizzazione Mondiale della Sanità)
Se un reparto è strutturalmente sotto organico, non esiste una tecnica di gestione del tempo che crei nuove ore.
Se tre responsabili assegnano contemporaneamente priorità incompatibili, il problema non è necessariamente l’incapacità del lavoratore di organizzarsi.
Se rispondere alle email alle 22 viene implicitamente premiato, la disconnessione non può dipendere soltanto dalla forza di volontà del singolo.
Portare il problema dal livello personale a quello operativo
Quando possibile, prova a rendere la questione concreta.
Invece di:
“Non ce la faccio più!”
Può essere più efficace portare dati osservabili:
“Questa settimana ho quattro attività con la stessa scadenza. Con il tempo disponibile riesco realisticamente a completarne due. Quali devono avere la precedenza?”
Non stai soltanto segnalando uno stato emotivo.
Stai chiedendo una decisione organizzativa.
Lo stesso vale per:
- ruoli poco definiti;
- attività duplicate;
- riunioni eccessive;
- continue richieste fuori orario;
- procedure inefficienti;
- mancanza di risorse.
Quando il problema riguarda più persone o permane nel tempo, possono inoltre entrare in gioco responsabili, HR, rappresentanti dei lavoratori, RLS, medico competente e altri strumenti previsti dall’organizzazione.
In Italia il rischio stress lavoro-correlato rientra infatti nella valutazione obbligatoria dei rischi aziendali. (fonte Inail.it)
Stress e lavoro da remoto o ibrido
Lavorare da casa può eliminare alcune importanti fonti di stress.
Niente traffico.
Meno spostamenti.
Maggiore autonomia sull’ambiente.
Più possibilità di organizzare alcuni momenti della giornata.
Ma il lavoro remoto non è automaticamente più sano!
EU-OSHA evidenzia anche possibili rischi come sedentarietà prolungata, isolamento sociale, ore di lavoro più lunghe e difficoltà nel separare vita professionale e privata. (fonte Siti di Lavoro Sani)
Il confine fisico che normalmente separa il lavoro dalla vita privata può semplicemente scomparire.
Il tavolo della cucina rimane il tavolo della cucina anche dopo aver chiuso il laptop.
Per questo nel lavoro remoto diventano particolarmente utili piccoli rituali di apertura e chiusura…
Iniziare a una determinata ora.
Vestirsi prima di lavorare.
Uscire per qualche minuto prima o dopo la giornata.
Chiudere fisicamente il computer.
Disattivare le notifiche professionali fuori dall’orario previsto, quando il ruolo lo consente.
Non perché il lavoro da remoto debba imitare artificialmente l’ufficio, ma perché anche il cervello ha bisogno di capire quando una parte della giornata è terminata.
Una routine anti-stress realistica per una giornata lavorativa
Non esiste la giornata perfetta.
Quello che segue è quindi soltanto un esempio.
08:30 – Inizio
Controllo rapido delle attività e individuazione di una o due priorità reali.
Email e messaggi vengono utilizzati per capire se è cambiato qualcosa, non per lasciare che ogni nuova richiesta determini automaticamente l’agenda.
10:30 – Prima interruzione
Tre-cinque minuti lontano dallo schermo.
Ti alzi, bevi, cammini.
Se hai lavorato intensamente fino a quel momento, la pausa può essere più lunga.
12:30 – Pausa pranzo
Idealmente non davanti al computer.
Mangiare mentre continui a leggere email non rappresenta una vera discontinuità cognitiva.
Anche dieci minuti di camminata dopo aver mangiato possono cambiare la struttura della pausa.
14:30 – Ripresa
Breve verifica delle priorità.
Non serve ricominciare automaticamente dalla posta elettronica se esiste già un’attività importante pianificata.
16:30 – Recupero breve
Alzarsi, cambiare ambiente o fare qualche minuto all’aperto.
È spesso proprio nella seconda parte del pomeriggio che iniziamo a compensare la stanchezza aumentando caffeina, distrazioni o multitasking.
Una breve pausa può essere più utile dell’ennesimo tentativo di “resistere”.
18:00–18:30 – Chiusura
Prima di spegnere tutto:
- registra le attività concluse;
- annota quelle rimaste;
- definisci da dove ripartire domani;
- chiudi gli strumenti di lavoro.
Sono pochi minuti che possono impedire alla mente di trascorrere la serata cercando continuamente di ricordare ciò che non è stato fatto.
Quanto spesso bisogna fare una pausa?
Non esiste un intervallo universale scientificamente valido per qualsiasi persona, lavoro o attività.
La necessità di recupero dipende dal tipo di compito, dal carico cognitivo, dalla postura e dalle condizioni individuali.
Esiste però anche un aspetto normativo specifico per chi utilizza abitualmente videoterminali.
Per i lavoratori che rientrano nella disciplina prevista dal D.Lgs. 81/2008, le modalità delle interruzioni sono definite dalla contrattazione collettiva; in assenza di disposizioni specifiche, è prevista una pausa di 15 minuti ogni 120 minuti di applicazione continuativa al videoterminale. (fonte Inail.it)
Questo rappresenta una tutela normativa, non necessariamente la frequenza ideale con cui muoversi o distogliere lo sguardo durante tutta la giornata.
INAIL suggerisce infatti anche di interrompere periodicamente la focalizzazione sul monitor e muoversi dalla postazione. (fonte Inail.it)
Quando lo stress merita maggiore attenzione
Una giornata difficile non significa avere un disturbo.
Nemmeno una settimana molto stressante permette di diagnosticare qualcosa.
È però opportuno prestare maggiore attenzione quando alcuni cambiamenti diventano persistenti e iniziano a interferire con la vita quotidiana.
Per esempio quando:
- dormire diventa regolarmente difficile;
- la tensione continua anche durante i giorni liberi;
- l’irritabilità compromette frequentemente le relazioni;
- l’ansia collegata al lavoro diventa intensa;
- la stanchezza non migliora con il riposo;
- diventa sempre più difficile concentrarsi;
- si ricorre sempre più spesso ad alcol, farmaci o altre sostanze per gestire la giornata;
- compaiono sintomi fisici nuovi o persistenti;
- il malessere rende difficile lavorare o svolgere le normali attività.
In questi casi può essere utile parlarne con il proprio medico o con uno psicologo o altro professionista sanitario qualificato.
Non serve aspettare che la situazione diventi estrema.
Stress e burnout non sono sinonimi
Anche qui è utile evitare etichette utilizzate troppo facilmente!
L’OMS definisce il burnout nell’ICD-11 come un fenomeno occupazionale, non come una malattia, conseguente a stress cronico sul lavoro che non è stato gestito con successo. Lo caratterizza attraverso esaurimento, crescente distanza mentale o cinismo verso il lavoro e ridotta efficacia professionale. (fonte Organizzazione Mondiale della Sanità)
Essere stanchi dopo una giornata molto intensa, quindi, non significa automaticamente essere in burnout.
Nota: questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una valutazione medica o psicologica. Sintomi persistenti o significativi meritano una valutazione professionale, anche perché possono avere cause differenti dallo stress lavorativo.
Domande frequenti sullo stress in ufficio
Come capire se sono stressato per il lavoro?
Più che un singolo sintomo, osserva eventuali cambiamenti persistenti: maggiore irritabilità, difficoltà di concentrazione, tensione fisica, sonno peggiore, impossibilità di “staccare” e progressiva riduzione del recupero. È importante però non effettuare autodiagnosi, perché questi segnali possono avere molte cause.
Come calmarsi quando il lavoro diventa troppo stressante?
Nell’immediato può aiutare interrompere per qualche minuto l’attività, alzarsi, respirare più lentamente o ridurre gli stimoli. Successivamente bisogna però individuare la causa: troppe attività, un conflitto, una scadenza, continue interruzioni o una priorità non chiara richiedono soluzioni differenti.
Le pause aiutano davvero a ridurre lo stress?
Le ricerche sulle micro-pause indicano piccoli effetti positivi soprattutto sul vigore e sulla riduzione della fatica. Non esiste però una durata ideale valida per tutti e le attività cognitivamente molto impegnative possono richiedere recuperi più consistenti.
Quanto spesso bisogna fare una pausa dal computer?
Non esiste una frequenza universale adatta a qualsiasi attività. È utile interrompere periodicamente la postura statica e la concentrazione sullo schermo. Per i lavoratori al videoterminale ai quali si applica il D.Lgs. 81/2008 esistono inoltre specifiche disposizioni sulle interruzioni dell’attività.
Come gestire colleghi o responsabili che aumentano lo stress?
Quando possibile, trasforma il problema in comportamenti e richieste concrete. Chiarire priorità, responsabilità, scadenze e modalità di comunicazione è generalmente più utile di una generica richiesta di “avere meno stress”. In situazioni persistenti possono essere coinvolte le figure aziendali competenti.
Lo smart working riduce davvero lo stress?
Dipende. Può ridurre spostamenti e aumentare autonomia, ma può anche favorire isolamento, maggiore sedentarietà, iperconnessione e confini meno chiari tra lavoro e vita privata. L’effetto dipende molto da come il lavoro remoto viene organizzato.
Stress lavorativo e burnout sono la stessa cosa?
No. Lo stress lavorativo può essere temporaneo e non rappresenta necessariamente una condizione patologica. Il burnout viene invece definito dall’OMS come un fenomeno occupazionale associato a stress cronico sul lavoro non gestito con successo e presenta caratteristiche specifiche.
Non dobbiamo diventare più bravi a sopportare tutto
Gestire lo stress in ufficio non significa costruire una giornata priva di pressione.
È probabilmente impossibile!
Ci saranno ancora scadenze, problemi, colleghi che interrompono, riunioni che si allungano e giornate nelle quali il programma iniziale verrà completamente stravolto.
L’obiettivo è un altro: evitare che la pressione diventi lo stato normale nel quale trascorriamo otto ore al giorno e che continui anche quando quelle otto ore sono finite.
Alcune fonti di stress possono essere ridotte individualmente.
Possiamo togliere notifiche inutili, proteggere mezz’ora di concentrazione, alzarci più spesso, fare una vera pausa pranzo o chiudere meglio la giornata.
Altre richiedono invece un intervento sull’organizzazione.
È importante riconoscere la differenza.
Domani non provare quindi a cambiare tutto.
Individua una sola fonte di stress modificabile della tua giornata.
Poi scegli una sola azione concreta.
Per esempio:
“Le notifiche mi interrompono continuamente: domani disattivo quelle non necessarie per un’ora.”
Oppure:
“Ricevo richieste incompatibili tra loro: domani chiedo al mio responsabile quale deve avere la priorità.”
Lavorare sano non significa eliminare qualsiasi difficoltà dal lavoro.
Significa costruire condizioni nelle quali sia possibile affrontare le difficoltà senza vivere permanentemente sotto pressione.
Fonti e approfondimenti
Le principali fonti utilizzate per questo articolo sono state:
World Health Organization – Guidelines on mental health at work. Le linee guida OMS raccomandano interventi sia organizzativi sia individuali per prevenire e gestire i rischi per la salute mentale sul lavoro. Organizzazione Mondiale della Sanità
WHO Guidelines on mental health at work
WHO – Mental health at work. Approfondimento sui rischi psicosociali e sugli interventi organizzativi raccomandati. Organizzazione Mondiale della Sanità
Mental health at work – WHO
EU-OSHA – Psychosocial risks and mental health at work. Fonte europea sui principali fattori organizzativi associati allo stress lavorativo. EU-OSHA
EU-OSHA – Psychosocial risks and mental health
INAIL – Rischio stress lavoro-correlato. Approfondimento sul quadro italiano e sulla metodologia di valutazione dello stress lavoro-correlato. Inail.it
INAIL – Rischio stress lavoro-correlato
INAIL – Videoterminali. Approfondimento sui rischi legati a postura statica, concentrazione prolungata e lavoro al computer. Inail.it
Albulescu P. et al., 2022 – “Give me a break!” Revisione sistematica e meta-analisi sugli effetti delle micro-pause su benessere, fatica e performance. PubMed
Leggi lo studio su PubMed
World Health Organization – Guidelines on physical activity and sedentary behaviour. Raccomandazioni OMS su attività fisica e comportamento sedentario. Organizzazione Mondiale della Sanità
WHO – Burn-out an occupational phenomenon. Definizione ufficiale del burnout nell’ICD-11.

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